Benito Mussolini

Benito Mussolini nacque a Dovia di Predappio, in provincia di Forlì nel 1883. Era figlio di un fabbro ferraio socialista, Alessandro, e di una maestra elementare, Rosa Maltoni.

Compì gli studi magistrali nella Scuola normale di Forlì, dove si fece notare per il suo temperamento chiuso e ribelle. Esercitò per alcuni mesi, come supplente, la professione d’insegnante. Già nel 1900 si era iscritto al Partito Socialista Italiano e mostrò subito un acceso interesse per la politica attiva.

Nel 1902 emigrò in Svizzera per sottrarsi al servizio militare ed entrò in rapporto con importanti personaggi del socialismo europeo, ponendo contemporaneamente le basi della propria cultura politica, in cui si mescolavano contraddittoriamente gli influssi di Marx, Proudhon e Blanqui, insieme a quelli di Nietzsche e Pareto. Subì diverse contravvenzioni e condanne e fu espulso da diversi Cantoni per il suo esasperato attivismo anticlericale e antimilitarista e rientrò in Italia nel 1904 approfittando di un’amnistia concessa dal Re per la nascita del Principe ereditario.

Compiuto il servizio militare, nel 1907-’08 insegnò nelle scuole elementari di Tolmezzo. Nel 1909 il Partito Socialista lo inviò come propagandista nel Trentino. A Trento diresse “L’avvenire” e collaborò al quotidiano “La lotta di classe”. Si unì con Rachele Guidi che gli diede 5 figli; riconobbe i figli di Rachele e più tardi la sposò. Nel Congresso del Partito Socialista tenuto a Reggio Emilia nel 1912 accusò il gruppo parlamentare socialista di tiepidezza e riuscì far espellere dal partito dei deputati da lui accusati di non aver abbastanza ostacolato l’impresa libica e di aver condannato l’attentato dell’anarchico D’Alba contro il Re.

Nel 1912 divenne direttore dell’ “Avanti!”, organo ufficiale del partito Socialista, diventando un ascoltato portavoce delle frustrazioni e delle insoddisfazioni del popolo. Nel 1913 una serie di assassinii di operai commessi dalla polizia e dall’esercito in Sicilia, gli diedero lo spunto per una campagna insurrezionale. Infatti egli rivendicava il diritto del proletariato di rispondere a nuove uccisioni con lo sciopero generale.

Al congresso del P.S.I. ad Ancona, Mussolini ebbe la conferma del largo seguito di cui era leader. Proprio ad Ancona, partirono violente agitazioni contro le repressioni e le ingiustizie nei confronti del popolo, che sboccarono nella “settimana rossa”. Furono giornate molto calde, fitte di scontri con le truppe, vere e proprie insurrezioni, che portarono alla proclamazione dello sciopero. Mussolini anche se non vi aveva partecipato, si ritrovò ad essere l’uomo nuovo del socialismo.

Per questo il suo voltafaccia interventista fece tanta impressione ed ebbe molto peso, infatti quando nel 1914 scoppiò la guerra mondiale lui fu neutralista, ma nel giro di qualche mese, da antimilitarista divenne interventista. Lasciò la direzione dell’ “Avanti!” e fondò il “Popolo d’Italia”, che era un giornale ultranazionalista, radicalmente schierato su posizioni interventiste a fianco dell’Intesa, che era finanziato della Francia tramite l’ambasciatore Barrère. Mussolini venne espulso di conseguenza dal P.S.I., venne attaccato duramente dagli altri dirigenti socialisti e venne additato dall’opinione pubblica come traditore e venduto.

Venne richiamato alla armi nel 1917, ma dopo essere stato ferito dallo scoppio di una granata durante un’esercitazione tornò alla direzione del suo giornale. Il 23 marzo 1919 fondò il movimento fascista a Milano, denominato Fasci italiani di Combattimento. Venne bocciato alle elezioni di quell’anno, tuttavia, man mano che la situazione italiana si andava deteriorando, il fascismo si caratterizzava come forza organizzata in funzione antisocialista e antisindacale. Mussolini otteneva crescenti adesione favori da agrari e industriali e quindi dai ceti medi. Venne eletto deputato al Parlamento nelle elezioni del maggio 1921.

Nel 1922, dopo il congresso del suo partito a Napoli, mobilitò le squadre fasciste per impadronirsi del potere; questa fu la cosiddetta “marcia su Roma”. Le squadre d’assalto fasciste erano formate di ufficiali smobilitati, giovanissimi volontari, studenti, figli di papà e fannulloni, che venivano impiegati per tenere a bada manifestanti, rompere scioperi, assaltare giornali e sezioni di partiti di sinistra e colpire gli aggressori. Mussolini riuscì così ad ottenere l’incarico dal Parlamento di formare un governo ed egli costituì un Ministero di concentrazione (tra cui anche popolari e liberali).

Il socialista Giacomo Matteotti accusò Mussolini davanti al Parlamento di aver barato alle elezioni e il giorno successivo egli scomparve. Trovato il cadavere del socialista, Mussolini fu accusato di averlo ucciso, ma dopo che questo si assunse le responsabilità dell’accaduto, il 3 gennaio 1925 il suo Governo divenne una dittatura: soppresse i partiti, abolì la libertà di stampa a ogni altra garanzia di libertà dei cittadini.

Mussolini portò cambiamenti nel settore politico, economico e religioso:

 

    • nel settore politico: il capo del governo non era più espressione di una maggioranza parlamentare, ma era responsabile solo di fronte al re. L’opposizione fu dispersa e il Parlamento fu fascistizzato. Furono creati la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale e il tribunale speciale. Con il Gran Consiglio del Fascismo scomparve ogni parvenza di vita democratica.

 

    • sul piano economico: venne ridotto il liberoscambismo e vi fu il tentativo di portare all’autarchia, cioè all’autosufficienza dell’economia italiana, incrementando al massimo la risorse nazionali. Mussolini volle trovare una soluzione anche per la questione sociale attraverso il Corporativismo, il cui contenuto è espresso nella Carta del Lavoro del 1927. In essa si tentava la conciliazione degli interessi dei lavoratori e dei datori di lavoro nell’interesse supremo della nazione, mediante le Corporazioni che erano controllate dal potere politico.

 

  • nel settore religioso: fu risolta la questione romana con i Patti Lateranensi nel 1929. Essi comprendevano: A)un trattato per cui il pontefice riconosce l’Italia con capitale Roma e a sua volta lo Stato italiano riconosce la sovranità del pontefice sulla Città del Vaticano; B)una convenzione finanziaria per la quale lo Stato italiano si impegnava a versare alla Santa Sede circa due miliardi a titolo di risarcimento dell’esproprio del 1870; C)il Concordato che regola i rapporti tra Stato e Chiese nelle materie “miste” (matrimonio, insegnamento religioso nelle scuole).

I primi dieci anni di governo fascista furono favorevoli all’Italia. Ci fu una ripresa dell’industria privata, un certo incremento nell’agricoltura, la deflazione e alcune provvidenze sociali, come ad esempio i risanamenti urbanistici, l’abbellimento dei grandi centri, l’ampliazione della rete stradale, la valorizzazione della romanità, la tutela degli emigranti, la cura della gioventù, lo sviluppo degli sport, della cinematografia e dell’aviazione.

Il prestigio di Mussolini crebbe a dismisura, anche internazionalmente e ormai il re non contava più niente, ma a lui andava bene così, in quanto gli bastava mantenere i suoi titoli di imperatore o di re.

Nel 1933 Mussolini concluse a Roma il Patto delle Quattro Potenze (Italia, Germania, Inghilterra e Francia) le quali avrebbero dovuto garantire il mantenimento della pace e l’organizzazione dell’Europa, sostituendosi alla Società delle Nazioni. Però l’anno successivo, Adolf Hitler tentò di rovesciare il governo austriaco e di realizzare l’Anschlub . Mussolini allora inviò due divisioni al Brennero, in difesa dell’Austria, e Hitler dovette rinunciare al tentativo.

Nel 1935 Mussolini iniziò la guerra etiopica per due motivi: quello patriottico, vendicare Adua, e quello economico, necessità di una terra di popolamento. L’Inghilterra preoccupata di un’eventuale espansione italiana in quella zona d’Africa, che avrebbe minacciato la via delle Indie, reagì mobilitando l’aviazione inglese, e facendo votare alla Società delle Nazioni contro l’Italia le sanzioni economiche da parte di 52 Stati. La guerra si concluse rapidamente nel 1936 e il re Vittorio Emanuele III venne proclamato imperatore di Etiopia. Poco dopo la proclamazione dell’Impero, la Società delle Nazioni decretò la fine delle sanzioni, su proposta inglese.

Questa guerra causò la rottura dell’amicizia anglo-italiana e l’inizio dell’Alleanza tra Italia e Germania: l’Asse Roma-Berlino. All’origine di questa intesa c’era stato l’atteggiamento benevolo della Germania verso l’Italia durante la guerra etiopica, infatti essa non aveva aderito alle sanzioni, aveva anzi aiutato l’Italia e per prima ne aveva riconosciuto l’Impero.

L’anno successivo Mussolini aderì al patto Anticomintern, che la Germania aveva già stretto assieme al Giappone contro l’Unione Sovietica e l’Internazionale comunista. Inoltre sempre in questo anno l’Italia uscì della Società delle Nazioni, che la Germania aveva abbandonato fin dal ‘35. Ormai succube di Hitler, Mussolini lo seguì nella campagna antisemita e nell’applicazione delle leggi razziali. Nel 1938 egli diede il suo consenso per invadere l’Austria e così avvenne l’Anschlub .

Nel 1939 Mussolini scacciò il re Zogu dall’Albania e Vittorio Emanuele III assunse il titolo di re di Albania. Sempre in questo anno Mussolini sottoscrisse il Patto d’Acciaio con la Germania, con cui le due potenze si impegnavano ad intervenire militarmente nel caso che uno dei due paesi fosse stato coinvolto in un conflitto. Il conflitto iniziò all’alba del 2 settembre 1939, con l’aggressione nazista alla Polonia e la dichiarazione di guerra anglo-francese a Berlino, ma l’Italia non intervenne in quanto alcuni fascisti avevano sconsigliato Mussolini di gettarsi in questo “affare” e inoltre Hitler non aveva interesse a rimorchiare l’Italia in questo momento e fu inventata la formula della non belligeranza.

Questa durò circa nove mesi, fino a quando Mussolini si rese conto che la guerra lampo stava per terminare e lui non avrebbe spartito nulla con Hitler, dato che non aveva “qualche migliaio di morti” da poter buttare sul tavolo della pace e così il 10 giugno 1940, l’Italia dichiarò guerra alla Francia. Dopo che Hitler ebbe conquistato la Francia, si diresse verso la Romania e i Balcani, e Mussolini non voleva essere da meno, tanto che attaccò la Grecia. Fu un rovescio spaventoso, cui seguirono, alla fine dell’anno, altri rovesci nel Mediterraneo, dove la flotta inglese sconfisse la flotta italiana, diventando padrona del Mare, e in Grecia dove l’esercito italiano venne messo in una situazione critica. Solo grazie all’intervento tedesco, che aveva appena conquistato la Iugoslavia, la Grecia capitolò.

Così i due stati diventano territori dell’Asse. Mussolini restò sorpreso da queste sconfitte e dagli inizi del ‘41, come se fosse preso da un raptus, compì le imprese più assurde, dalle quali nessuno seppe distoglierlo. L’Italia doveva essere presente su ogni fronte: con le truppe di occupazione nella Francia, con un corpo di spedizione in URSS, con i suoi mas nel Mar Nero, con i suoi sottomarini ovunque, anche nell’Atlantico.

Dal ‘42 Mussolini ebbe un collasso, sia fisico che morale, e lasciò che delle faccende militari si occupassero i generali. Il regime fascista era ormai allo stremo, senza alcun residuo di forza militare e morale per poter organizzare una pur minima difesa. In una drammatica seduta del Gran Consiglio fascista, il 25 luglio 1943, Mussolini fu isolato e messo in minoranza; costretto a presentare al re le dimissioni fu arrestato, mentre veniva incaricato di formare un nuovo governo Badoglio. Questi annunciò la prosecuzione della guerra accanto alla Germania, ma al tempo stesso avviò segrete trattative con il nemico che si conclusero con l’armistizio di Cassabile.

Mussolini venne liberato dei tedeschi che ancora una volta si servivano di lui come strumento per i propri fini e contro gli interessi italiani. Accettò di essere soltanto di nome il Capo del governo dei territori invasi dai nazisti, proclamò la Repubblica Sociale Italiana, passata alle cronache come Repubblica di Salò.

Nel ‘45 Mussolini si trasferisce da Gargnano a Milano, nell’estremo tentativo di condurre trattative di resa con gli alleati. Gli viene risposto che la resa deve essere incondizionata. Vista inutile ogni altra resistenza, sale su un camion tedesco diretto al nord, in divisa tedesca, ma a Dongo in provincia di Como, il camion viene fermato dai partigiani, perquisito e Mussolini arrestato insieme agli altri italiani, tra i quali Claretta Petacci, che aveva vissuto con lui negli ultimi anni. Messo a disposizione del C.L.N. (comitato di liberazione nazionale), viene condannato a morte. Alle ore 15 del 28 aprile 1945, di fronte a una villa presso Giulino di Mezzegra, Benito Mussolini viene fucilato dai partigiani, insieme alla sua amante Claretta Petacci.